Spreco alimentare: cos’è e come ridurlo

Oggi, 5 Febbraio, ricorre la Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, un tema più che mai attuale nonostante siano stati fatti dei piccoli passi in avanti.

Cos’è lo spreco alimentare?

Secondo la Commissione Europea per spreco alimentare s’intende: “l’insieme dei prodotti scartati dalla catena agroalimentare che, per ragioni economiche, estetiche o per la prossimità della scadenza di consumo, seppure ancora commestibili e quindi potenzialmente destinati al consumo umano, sono destinati ad essere eliminati o smaltiti”.

Il Waste Resources Action Program (WRAP) propone una definizione di food waste che distingue lo spreco di cibo in:

  • evitabile (cibo e bevande finiti in spazzatura ma ancora commestibili come pezzi di pane, mele, carne, ecc.)
  • possibilmente evitabile (cibo e bevande che alcune persone consumano, per esempio le croste del pane, e altre persone no; ma anche il cibo che può essere consumato se cucinato, per esempio la buccia di patate)
  • inevitabile (ossi di carne, bucce d’uovo, d’ananas ecc.).

Queste definizioni ci aiutano a capire che per spreco alimentare s’intende non solo quello che il singolo individuo getta nella pattumiera, ma anche tutto ciò che viene perso durante la raccolta e la lavorazione dei prodotti e nelle fasi finali della filiera agroalimentare.

Quali sono i numeri dello spreco alimentare?

Lo spreco alimentare sul pianeta costa ogni anno 1.000 miliardi di dollari, una cifra che sale a 2.600 miliardi se si considerano i costi «nascosti» legati all’acqua e all’impatto ambientale. Ogni anno si sprecano 1,3 miliardi di tonnellate di cibo pari a circa 1/3 della produzione totale destinata al consumo umano (dati FAO). L’ Unione Europea getta 90 milioni di tonnellate di cibo così come in Italia lo spreco domestico vale complessivamente 8,4 miliardi di euro all’anno (Rapporto Waste Watcher 2015). Nel nostro paese finiscono in pattumiera senza nemmeno passare dalla tavola 36 kg di cibo all’anno pro capite (soprattutto frutta e verdura fresca, pane, cipolle/aglio, latticini, sughi): fanno una media di 85 kg di cibo gettati a famiglia. Colpisce poi che il report di Waste Watcher indichi che a sprecare di più sono zone d’Italia con un reddito pro capite medio più basso: a sorpresa, meno si guadagna e più si spreca.

Come combattere lo spreco alimentare?

Alcuni importanti azioni per combattere lo spreco alimentare sono già state fatte: in Italia, ad esempio, è stata approvata la “Legge Gadda” (legge 19 agosto 2016 n.166) che prevede interventi per la riduzione degli sprechi nelle fasi di produzione, trasformazione, distribuzione e somministrazione degli alimenti. Il mondo della ristorazione può sfruttare alcune piattaforme digitali per smaltire l’invenduto (Too Good To Go) o proporre la “food bag” laddove il cliente non dovesse chiederla. Ma è sicuramente ognuno di noi che nel suo piccolo è chiamato a fare la differenza con dei semplici gesti.

Quali sono le azioni da compiere?

Pianificare i pasti, controllare ciò che si ha già in casa, stilare la lista della spesa, fare acquisti più contenuti e frequenti in base alle necessità, scegliere prodotti di stagione e al giusto grado di maturazione, conservandoli diversamente in base alle previsioni di consumo. E ancora, prediligere gli acquisti in filiere corte, scegliendo prodotti più freschi e di più lunga durata (limitando così, oltre agli sprechi, anche le emissioni di CO2 legate al trasporto), controllare la data di scadenza degli alimenti e posizionare quelli a scadenza breve più avanti in modo da consumali prima, leggere le etichette per capire le corrette modalità di conservazione di un dato alimento.

Altre due buone abitudini anti-spreco sono riscoprire i piatti di recupero da preparare con gli avanzi del giorno prima e non vergognarsi di chiedere al ristorante la “food bag”: da portare a casa e consumare in seguito, un italiano su quattro lo fa già.

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